Sai ancora divertirti?

Ti scrivo da un prato incredibile, seduta in questa immensità di verde e blu.
Ti giuro non so descriverlo, non ho le parole adatte, ho fatto le foto , ma non rendono la vastità di questi colori.
L ’emozione che ho provato appena questa valle mi si è aperta davanti agli occhi è stata incredibile: stupore, meraviglia, lacrime di commozione.

Sono di passaggio in Val D’Orcia,
arrivo da Roma dove sono stata al matrimonio di un amico e nel tornare ho deciso di allungare un po’ la strada passando di qui.

Lungo il viaggio ho ascoltato un audiolibro nuovo, ho ascoltato la mia musica preferita e ho cantato, sono felice e rilassata.
Arrivata in questo prato mi sono fermata a scrivere perché volevo raccontarti cosa mi è passato per la testa in queste ore di viaggio in solitaria.
La vista di tutti questi paesaggi incredibili mi ha reso felice e infelice allo stesso tempo.


Questo è quello che i buddhisti chiamano “La sofferenza della sofferenza”, cioè il fatto che riusciamo a produrre pensieri negativi al solo pensiero di perdere una cosa che ci fa stare bene in quel momento.

Io ho sofferto perché domani dovrò per forza di cose tornare al lavoro.
E da lì sono passata a pensare a questo, a come sono finita a non riuscire più a tollerare un lavoro che amavo alla follia, a non tollerare più l’alzarmi al mattino e andare a fare una cosa per cui ho lottato duramente e a cui ho sacrificato i miei anni migliori.

Mi sono trovata a pensare a quanto siamo diventati schiavi della carriera, intrappolati in un sistema che ci spinge a sacrificare tutto per un’illusione di successo, perché questo è un’illusione.
Siamo diventati come topi da laboratorio, che corrono sulla ruota senza mai arrivare da nessuna parte, e questo mi terrorizza, mi fa arrabbiare.

Ricordi i tempi in cui eravamo giovani e pieni di bellissime aspettative?

Quando ancora credevamo che la vita fosse fatta per essere vissuta, non solo per essere guadagnata?
Ci svegliavamo tardi, con il sole già alto, e l’unica cosa che ci preoccupava era dove trovare la prossima avventura.
Le nostre passioni erano la nostra quotidianità: la musica, l’arte, i libri – tutto ciò che alimentava l’anima e ci faceva sentire vivi.

Ora, invece, sembra che tutto si sia ridotto a una serie infinita di obiettivi di carriera, promozioni e scadenze.
Abbiamo venduto le nostre anime per un pezzo di carta con un numero sopra, dimenticando che il vero valore della vita non si misura in euro o in possesso di cose, ma in momenti di autentica felicità.
Ti ricordi di quando ci bastava una bottiglia di vino economico per sentirci i padroni del mondo?

Il sistema occidentale ci ha convinto che il lavoro debba essere al centro della nostra esistenza, che solo attraverso il successo professionale possiamo trovare soddisfazione e rispetto.
Ma è una bugia, amica mia.
Una bugia ben confezionata e venduta come il sogno americano.
E noi ci siamo cascati in pieno: ci hanno fatto credere che doveva essere così, che dovevamo fare così, che dovevamo essere normali, avere tutto perfettamente conformato a agli altri:
Dovevamo vivere come gli altri.

Ma c’è ancora speranza.
Possiamo tornare a divertirci, a vivere con spontaneità.
Il primo passo è semplice: fermarsi.
Fermarsi e chiedersi cosa ci rende veramente felici.
Non quello che ci dicono debba renderci felici, ma ciò che davvero ci fa battere il cuore, ci fa piangere dall’emozione.
Bisogna avere il coraggio di inseguire quelle cose, anche se per fare ciò, si andrà controcorrente;

anche se significa fare un viaggio da sola in auto, iscriverti ad un corso particolare, andare a mangiare ciò che ti piace, ballare per strada, ascoltare generi di musica completamente diversi tra loro…

Bisogna riscoprire le piccole gioie della vita.
La risata di un amico, il suono della pioggia contro la finestra, respirare il profumo del glicine, camminare per strada senza una meta, solo osservando ciò che ti circonda.
Dobbiamo imparare a dire no alle cose che ci sottraggono energia e tempo, e sì a ciò che ci nutre.
È un atto di ribellione, amica mia, e noi siamo nati per ribellarci.

Non smettiamo di giocare perché invecchiamo, invecchiamo perché smettiamo di giocare

George Bernard Shaw

Per tornare a divertirsi con spontaneità dobbiamo liberarci della gabbia mentale che ci siamo imposti.
Non dobbiamo avere paura di essere giudicati per le nostre scelte.
Vivere la vita secondo i nostri termini è la vera essenza della libertà.
E se questo significa passare più tempo a leggere, ascoltare musica, viaggiare, pregare invece di inseguire una promozione, allora così sia.

Prenditi una giornata libera dal lavoro, amica, vieni con me in questo viaggio attraverso questi prati immensi, ti porto a vedere le nuvolette bianche che sembrano disegnate, qui mi sembra di essere in un film di Miyazaky.

Spegni il telefono, chiudi il computer.
Vai in un posto che ami, magari un parco o una spiaggia.
Porta con te un libro, un quaderno e una penna.
Rilassati e lascia che la vita ti sorprenda.
Ascolta i tuoi desideri più profondi e seguili senza paura.
Permettiti di essere di nuovo quella ragazza che non aveva paura di sognare in grande e vivere con passione.
Non devi essere sempre sul pezzo, non devi essere sempre perfetta, non devi essere sempre performante, devi essere te stessa, devi tornare ad essere te stessa.

Ricorda, la vita è troppo breve per essere vissuta secondo le aspettative degli altri.

Siamo qui per un tempo limitato, e ogni minuto che sprechiamo dietro a un sogno imposto è un minuto perso per sempre.
Lasciati andare.

Torna a essere quella che eri una volta.
La carriera può aspettare, la felicità no.