Sono arrivata a Phi Phi Island da due giorni e già so che porterò questa isola incredibile nel cuore per il resto della mia vita.

Le sue spiagge color panna, il mare con l’acqua trasparente e azzurra, il vero color acquamarina, le palme, le piante, gli animali, i gatti, tantissimi gatti siamesi ovunque, coccolati da tutti e ben panciuti; 

e poi gli isolani, sempre gentili e sempre sorridenti in ogni momento e la vita calma, inframezzata dall’arrivo dei turisti dei tour giornalieri, che vengono scaricati sulla spiaggia principale dai motoscafi, invadono l’isoletta con il loro vociare e l’odore di crema solare che si interpone all’odore dei cibi cucinati per strada.

Alle due del pomeriggio tutto questo casino scompare, i turisti lasciano il posto e il tempo alla vita molle e calma dell’isola di Phi Phi.

Ieri sera sono andata in spiaggia a vedere il tramonto, assieme ai locali e ai pochi turisti che rimangono la notte.

Siamo al tramonto, siamo in spiaggia, siamo in un posto meraviglioso e l’unica cosa che riesco a sentire, prima di mettermi le cuffiette e godermi questo spettacolo della natura, sono le urla isteriche di una madre verso i suoi due figli di circa 8 anni e i pianti degli stessi,  che vorrebbero solo correre nelle acque basse e calde dell’oceano indiano, come stanno facendo tutti i bambini locali divertendosi come matti.

C’è un gruppo di sei bambini thailandesi, con altri tre occidentali, di varie età, che giocano in acqua, gridano di gioia, ridono a crepapelle, sono vestiti, sono inzuppati di acqua e sono felici, ma no, i bambini italiani, no, non possono andare con loro per qualche assurda paturnia genitoriale.

Questa cosa l’ho notata anche a Phuket, se vedi bambini tristi sulla spiaggia, che piangono per andare a giocare in acqua, che vogliono avere un minimo di potere sul loro giocare, stai pur certo che saranno italiani.

I bambini di Phi Phi stanno senza gli adulti, sono sempre in giro da soli, li vedo scendere dalla scuola, a branchi e buttarsi vestiti nelle piscine dei resort e in spiaggia, qui non ci sono recinzioni, qui puoi entrare ovunque.

Questi bambini crescono conoscendo persone da ogni parte del mondo, interagiscono con  altri coetanei e adulti di tutte le nazioni, parlano perfettamente cinese e inglese, e giocano.

In piscina, una sera si avvicina uno dei più grandi (si chiama Pai e ha 10 anni, quasi 11) e mi chiede mestamente se mi stanno dando fastidio, perché,

“Madame, ci sono i bambini piccoli che gridano…”,

“no, amore de zia, non mi date alcun fastidio, anzi, è un piacere vedervi giocare, così liberi”.

Da lì è nata una piacevolissima conversazione di curiosità, raggiunti da altri bambini, in questa piscina con la vista sulla spiaggia, dove ho capito che i bambini di Phi Phi hanno una cultura incredibile;

quando ho detto di essere italiana, hanno snocciolato nozioni di storia dell’Europa che manco mi ricordavo, l’impero romano, i grandi artisti come Leonardo, “che ha fatto tante invenzioni, io sono come Leonardo, faccio tante invenzioni”, e Michelangelo che era bravo a disegnare, e poi i grandi dittatori, che loro non hanno mai avuto, così come le guerre,

“com’è la guerra Madame?” 

“Non lo so tesoro, non l’ho mai vissuta io, non ero ancora nata”.

“Ma quella delle torri si, com’era Madame?”

“Era tanto lontana, ma ha fatto soffrire tantissime persone”.

Poi, faccio la classica domanda adulto /bambino:

“Cosa volete fare da grandi?”

Mi guardano interdetti, in silenzio, 6 paia di occhi scuri fissi su di me, è quasi inquietante…

Rifaccio la domanda, magari nel mio inglese imbarazzante non si capisce:

“Da grandi, quando sarete uomini e donne, cosa vorreste fare, diventare?”

“Io voglio vedere Parigi, anche se Chen ha detto che è brutta e fa freddo … “

“Io allora voglio andare all’Isola delle teste Mohai e poi a vedere le giraffe allo zoo di Chiang Mai, sono gialle”

“Io voglio pescare i pesci e poi darli ai gatti, lo sai che io ho quattro gatti…”

“io ne ho sei, uno è nero…”

Questi bambini hanno tra i 6 e gli 11 anni, ci si aspetterebbe, da noi in Occidente, che diano risposte automatiche quali “poliziotto”, “pompiere”, “calciatore”, “dottore” “maestro” … tutte carriere, tutti lavori.

Io mi porto ancora dietro il trauma di mia nonna che mi sfiniva, da quando ho memoria, con sta dannata laurea e il proclamare a tutti che sarei diventata magistrato, questo dai 4 anni.

Ogni mattina, mentre facevo colazione sul tavolo della cucina, guardavo con orrore il vasetto di vetro con dentro quattro confetti rossi, e un’etichetta con su scritto:

“Per la laurea di mia nipote Veronica”

Ogni mattina, dai 4 ai 18 anni, ho avuto questo peso dei confetti rossi e la laurea per diventare magistrato (mai saputo esattamente cosa facesse un magistrato).

Io volevo diventare astronauta, passavo ore e ore a studiare il cielo, gli shuttle, i razzi e le vite degli astronauti, sogni infranti alla radice perchè : “sei una capra in matematica, non diventerai mai astronauta” (scoprii di essere discalculica e non una capra ingnorante solo in quinta superiore, io ho sempre invertito i numeri, ma, 30anni fa, eri una capra che non si applicava, e basta).

Questi bambini sognano ancora, non pensano ad una carriera, ad un lavoro, non ci pensano minimamente, da grandi vogliono vedere le giraffe gialle e visitare Parigi.

Questi bambini, sono bambini veri,

non gli hanno tarpato le ali con aspettative quali la carriera lavorativa per far contenta la famiglia o la società e kg e kg di abiti e giocattoli e cose, cose cose, milioni di cose.

Non li trattano come mini adulti che devono pensare e agire come gli adulti,
non li obbligano a pensare ai soldi e ai conti familiari già da piccoli, 
come se fossero già condannati ad una vita lavorativa fatta solo di sogni altrui e di inserimenti nella società occidentale.

“La scuola è il tuo lavoro”, 

questa frase l’ho sempre detestata, ora capisco il perché.

Inculchiamo nei nostri bambini, la mentalità del lavora lavora e siine schiavo, per 8/10 ore al giorno, 6 giorni a settimana, per oltre 40 anni, zitto e ringrazia.

Questo per avere e mantenere una serie di oggetti che pensi riempiranno il vuoto che hai nel cuore quando tornerai a casa.

Guardati intorno, anzi, chiudi gli occhi e pensa alle persone che hai vicino, che conosci.

Quante di queste si lamentano?

Tutte!

Tutti si lamentano, tutti saranno felici quando “sarò in pensione…quando avrò finito di pagare il mutuo, la macchina, il prestito per il telefono, quando avrò quei pochi giorni di ferie, quando sarò finalmente libero di poter viaggiare, da vecchio, con le forze che mi rimangono, quando avrò quell’ aumento, un figlio, un’altro figlio, quell’avanzamento di carriera, quello stipendio…etc”

La frase principe è:

“Quando avrò e/o sarò …(mettici quello che vuoi).

 ahhh, allora sì, che sarò pienamente soddisfatto.

Nessuno pensa all’ADESSO, nessuno vive adesso, si sopravvive nell’attesa che succeda quell’evento, quella cosa, che secondo te cambierà tutto, 

ma così rimandi sempre felicità e soddisfazione.

Perché non provare ad essere felici ADESSO, in questo momento, 

provare ad essere grati di quello che si ha, a darti una pacca sulla spalla per tutto quello che hai fatto ed avuto, e cominciare a vivere sul serio, a vivere davvero, nonostante le cose che si hanno e/o non si hanno.

Provare a rimodulare il proprio lavoro, cercare soluzioni che ti permettano di avere più tempo libero, più tempo per te, per fare quello che vuoi o semplicemente riposare.

Si può? Certo che si può, nessuno ti deve dare il permesso, ma devi iniziare a pensarci, perché la soluzione non ti capiterà tra capo e collo all’improvviso.
Se non ci pensi mai, se nemmeno provi a concentrarti 10 minuti al giorno e pensare a cosa potresti inventarti, non accadrà mai.

Altrimenti, continua pure a lamentarti assieme a tutti gli altri, passeranno anni, arriverai (forse) alla pensione, a comprare quella casa, a fare quel viaggio, a possedere quella macchina, a quell’avanzamento di carriera, e allora sì, sì, solo allora, sarai pienamente soddisfatto!

Intanto, hai perso anni e anni e tempo, persone, giornate, cose, amori, occasioni, salute, denaro, dietro ad un “… ahhh, quando avrò, farò , etc, sarò finlmente felice!”

Vivi ADESSO, ORA!

Prova ad essere come i bambini di Phi Phi.

PS

Ah, e se tuo figlio si sporca o bagna mentre gioca, chissenefrega, è un bambino, fallo giocare.