… e allora sotto …

“… ma usa l’IA, è così semplice!”

No, non voglio usare l’IA per scrivere quello che voglio scrivere, lo so che questo non va a mio favore in quanto visibilità, ma non voglio.

Tutte le volte che ho provato (e sono parecchie) veniva fuori una cosa completamente impersonale, che non sapeva esprimere quello che con la scrittura mia avrei voluto dire.

Quindi, fanculo l’IA e l’ottimizzazione SEO (così rimarrò nei meandri del fondo dell’indicizzazione web) e mò continuo a scrivere come voglio.

Questi mesi non ho pubblicato nulla perché ero così presa dal voler imparare tutto sul web, sulla SEO, sulle indicizzazioni varie che alla fine avevo tantissime idee buttate alla rinfusa e mai sviluppate, tutto che rimaneva nel fondo del barile.

Ho un articolo sul concetto di Mai Pen Rai che scrivo da due anni, uno su Povere Creature in bozza da dicembre dello scorso anno, voglio parlare di libri e film, voglio parlare di tutto quello che ho imparato in questi anni di studi buddhisti, ma mi sono fermata a cercare la perfezione delle cose che mi proponevo perché ho il terrore di essere giudicata su ogni cosa che propongo. 

Non è solo questo, percè in questi anni le idee le ho messe giù, eccome, ma la paura della performance non perfetta, i giudizi sempre negativi delle persone a me vicine che vedevano quello che pubblicavo e il nervoso per i non like messi da amici e persone a me care, mi hanno bloccata.

No, non voglio usare l’IA per le mie idee, la SEO mi distrugge i contenuti purtroppo, anche se mi porterebbe tantissimi vantaggi in termini di visibilità, ma usandola, scrivendo un atricolo con ottimizzazione SEO, renderebbe tutto uguale a tantissimi altri contenuti di cui il mio settore di esperienza è saturo.

Oggi sono in Monastero, e sono in biblioteca con una compagna di studi buddhisti, abbiamo iniziato a parlare dei vari guru, scrittori e content creator che hanno un sacco di successo in ambito spirituale, che fanno anche un sacco di soldi vendendo corsi di meditazone, conferenze etc, ma i cui contenuti non hanno valenza reale nell’insegnamento del buddhismo o dello yoga (di cui so poco o nulla, ma so di cosa parlano quando cercano di integrarlo con il buddhismo di qualsiasi scuola filosofica).

Mi vengono i brividi ogni volta perché molte pratiche millenarie di controllo della mente come alcune meditazioni in voga ora, se fatte male, se insegnate male, sono davvero pericolose a livello emotivo, e questi le insegnano come se fosse la panacea d’ogni dolore mentale e fisico, come se fosse semplicemente una medicina olistica ed esotica alla vita quotidiana, che sta stretta bene o male a chiunque.

Per non parlare di concetti profondi quali il Karma o il Dharma, completamente travisati dalla cultura occidentale capitalistica, così come la Mindfulness che è divenuta la soluzione alla vita frenetica,  caposaldo di quelle aziende moderne che fanno vedere che: “Ci teniamo alla salute dei nostri dipendenti, li distruggiamo, però li mandiamo ai corsi di Mindfullness!”

(Tra le righe: se vai in bornout è colpa tua, perché non hai applicato i corsi di mindfullness che ti ho proposto, quindi cazzi tuoi).

E allora adesso parlo e scrivo e pubblico tutto quello che voglio, rianimo questo spazio che era solo mio, di cui ero così fiera, ma che ho lasciato in disparte perché mi era stato detto di tutto e di più da persone che comunque non capivano una cippa manco di siti web, figuriamoci di libri, buddhismo o viaggi.

Al prossimo articolo.

“Non perdete tempo dietro le cose che vi fanno perdere tempo, usate il tempo a vostro favore per ciò che vi fa stare bene.”

Il mio prezioso Maestro